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CORREGGERE IL SENO TUBEROSO CON LA CHIRURGIA ESTETICA: LA PREPARAZIONE, L’INTERVENTO E I RISULTATI

Qual è il miglior intervento per correggere il seno tuberoso? E’ davvero necessario sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica oppure è possibile affrontare il problema del seno tuberoso con un approccio più soft? Quali sono i risultati che si possono ottenere, le eventuali complicazioni e i periodi di recupero?

 

 

Proviamo innanzitutto a capire cosa si intende per seno tuberoso, prima di spiegare quali possono essere gli interventi correttivi. Il seno tuberoso è una malformazione di gravità variabile che colpisce la ghiandola mammaria. La forma della ghiandola, concentrata innaturalmente dietro all’areola, è allungata e di aspetto tubulare. Possiamo dire che, in genere, maggiore è l’asimmetria tra i due seni, maggiore è la gravità della malformazione.

La porzione inferiore di un seno tuberoso appare piatta e svuotata, conferendo alla mammella un aspetto generale poco regolare ed insolito, con una forma cosiddetta “a imbuto”. La malformazione del seno tubolare comincia a manifestarsi durante la pubertà, quando il seno si sviluppa: l’evidente ripercussione psicologica quindi accompagna il soggetto colpito per molti anni, rischiando di compromettere e creare insicurezze nei rapporti interpersonali, nella sfera sessuale e nella consapevolezza di se stessi, e tale limitazione comincia proprio negli anni in cui si dovrebbe formare l’autocoscienza e la sicurezza del proprio corpo. E’ quindi consigliabile, appena terminato lo sviluppo e raggiunta la maggiore età, consultare uno specialista in chirurgia plastica ed estetica e affrontare il problema.

Non è possibile correggere un problema di seno tuberoso con un approccio soft: la malformazione deve per forza essere corretta intervenendo chirurgicamente, e nello specifico attraverso una mastoplastica correttiva. Nel momento in cui si decida di affidarsi alle cure di uno specialista in chirurgia plastica, è importante presentarsi con un’anamnesi completa del vostro stato di salute al fine di capire se sussistono limitazioni all’intervento chirurgico ed evitare in questo modo le complicazioni.

Per correggere il seno tuberoso non è possibile eseguire una semplice mastoplastica additiva poiché ciò che serve non è un aumento del volume del seno, bensì una modificazione della forma. Pertanto è sulla ghiandola mammaria che si dovrà intervenire in primis, modellandone la forma affinché copra correttamente le protesi – se si vogliono inserire per aumentare il volume del seno – oppure semplicemente modellando il tessuto ghiandolare.

Il rischio che si corre rivolgendosi ad un chirurgo non esperto sul trattamento di questo problema – il quale proporrà quindi una mastoplastica additiva “standard”- è quello di avere dopo pochi mesi un seno più grande ma ancora tuberoso.

Si può intervenire sul seno tuberoso con tre differenti tecniche: mastoplastica additiva, lipofilling e mastopessi. Vediamo nel dettaglio i pro, i contro e le specifiche di ogni intervento.

  • Mastoplastica additiva: con un solo intervento sarà possibile correggere il problema del seno tuberoso e aumentare il volume del seno. L’aspetto del decolleté sarà immediatamente modificato, tuttavia è bene considerare che la tuberosità in questo caso può recidivare. Il risultato pertanto può non essere duraturo nel tempo e potrebbe manifestarsi la necessità di re-intervenire. Secondo il livello di malformazione, è a volte necessaria un’incisione periareolare, che lascia cicatrici più evidenti. Potrebbero essere necessari uno o due giorni di ricovero.
  • Lipofilling: il lipofilling garantisce un risultato molto più naturale rispetto agli interventi con impianto di protesi, e corregge un problema di seno tuberoso senza aumentarne per forza il volume. Le cicatrici sono invisibili e il risultato è duraturo nel tempo. E’ però necessario effettuare più interventi poiché il grasso inoculato – per modellare la forma del seno – è soggetto ad un parziale riassorbimento, e la percentuale riassorbita è variabile da soggetto a soggetto. Per questo motivo, inoltre, è possibile che più interventi di lipofilling siano più costosi di un unico intervento. L’intervento è eseguito in day-hospital in anestesia locale con sedazione o in anestesia generale con una sola notte di ricovero.
  • Mastopessi (consigliata soprattutto con volume mammario medio-grande o seno cadente): consiste nel vero e proprio rimodellamento del seno, senza protesi né inoculazione di grasso. In questo caso andreste incontro ad un solo intervento, con una cicatrice periareolare poco visibile ed eventualmente anche una verticale nella parte inferiore del seno, a seconda della tecnica di intervento, che viene eseguito in anestesia generale con una notte di ricovero.

Gli interventi, se desiderato, possono essere associati, poiché chi soffre di seno tuberoso presenta spesso anche un’asimmetria delle mammelle.

La scelta dell’intervento spetterà a voi e al vostro chirurgo plastico di fiducia, il quale valuterà sia i vostri desideri sia la condizione di partenza.

 

COME AFFRONTARE GLI INTERVENTI?

Affrontarli con serenità è sempre la scelta migliore. Andate incontro alla risoluzione del problema, pertanto la strada da questo momento in poi sarà in discesa. Serenità però non significa superficialità, quindi informatevi attentamente e fare tesoro delle indicazioni che vi saranno date.

Ognuno di questi interventi prevede un periodo di preparazione e un periodo di recupero, anche se con tempistiche e modalità leggermente differenti. In qualsiasi caso non pianificate una gravidanza a ridosso di un intervento correttivo. Ricordate che si tratta di interventi chirurgici, e come tali devono essere affrontati. Le indicazioni del vostro chirurgo plastico devono essere seguite alla lettera, sia prima sia dopo l’intervento. Abbiate cura di tenere il decolleté protetto dai raggi solari nei 2 mesi precedenti e nei 2 mesi successivi e di indossare un reggiseno contenitivo nei 30 giorni successivi, pertanto valutate anche l’organizzazione di eventuali viaggi.

By   Dott.ssa Alessia Glenda Buscarini

Articolo del 10 dicembre 2012