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QUANDO LA CHIRURGIA PLASTICA E’ TROPPO: ECCESSI E DANNI

Come evitare di esagerare nell’utilizzo della chirurgia plastica? Quand’è che si oltrepassa quel confine che divide il ritocco necessario o gradevole e l’esasperazione? Quali sono gli effetti collaterali di un abuso di chirurgia plastica e perché è da evitare, sia per tutelare la nostra salute che il nostro aspetto?

 

Secondo uno studio realizzato dalla tedesca Ruhr University e pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Psychological Science la decisione di sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica rappresenta una spinta per la propria autostima e la gratificazione nei confronti di noi stessi, anche sul lungo periodo.

Le persone che si affidano alla chirurgia plastica per ritoccare alcuni difetti nella maggior parte dei casi accrescono significativamente la gioia nei confronti della vita.

E’ necessario però fare attenzione e affrontare i cambiamenti estetici con buon senso e misura: le statistiche indicano che i ritocchini più soft, come botulino o filler – oppure interventi di chirurgia vera e propria come liposuzione e lifting, diventino delle vere e proprie ossessioni, da cui le pazienti sviluppano un senso di dipendenza psicofisica assai pericolosa.

Anche in questo caso le donne sono le più colpite dalla cosiddetta “sindrome da ritocco compulsivo”, ma gli uomini non ne sono del tutto esclusi.

In realtà ciò che colpisce queste persone è un disturbo chiamato “dismorfofobia”, cioè la fobia della deformità, che vedono rispecchiata su loro stessi.

Ciò che di primo acchito può sembrare un’eccentricità o una semplice esagerazione si traduce invece in un problema che colpisce nel profondo: in una società come la nostra gli ideali di riferimento sono sempre più indirizzati verso modelli di perfezione difficilmente replicabili e il raggiungimento di tali modelli comporta per la maggior parte delle persone il superamento di limiti del tutto naturali.

 

UN GRANDE PERICOLO: L’ESAGERAZIONE

La dannosità di un atteggiamento poco equilibrato nei confronti della chirurgia plastica può creare danni che si ripercuotono, quindi, oltre che sull’aspetto esteriore, anche sull’equilibrio psicofisico di una persona, arrivando sino a casi eclatanti e assolutamente non giustificabili come chi si sottopone ad un numero sconsiderato di interventi per arrivare ad assomigliare a tutti i costi ad una bambola o a un divo del cinema.

Voler correggere un difetto o voler modificare, nei limiti del possibile e del buon senso, un aspetto del nostro corpo, non deve certamente diventare un tabu.

Tuttavia è necessario essere vigili, soprattutto su noi stessi, ed evitare di trasformare un desiderio legittimo in un disturbo di natura psicologica.

Fortunatamente la maggior parte delle persone non si aspetta l’impossibile o i miracoli dalla chirurgia plastica, e sviluppa un atteggiamento realistico e speranze del tutto realizzabili.

 

LA POSIZIONE DEL CHIRURGO PLASTICO

Un chirurgo plastico preparato, competente e professionale (http://www.alessiabuscarini.it/news/7-cose-che-devi-sapere-per-scegliere-correttamente-il-tuo-chirurgo-plastico/)  deve essere in grado di accompagnare un paziente nella scelta dell’intervento più adatto alla sua figura e alle sue forme fisiche naturali, rispettare le proporzioni, l’equilibrio e l’armonia di un volto e di un volto e di un corpo, rifiutandosi di eseguire interventi sproporzionati e troppo invasivi, che perdono il senso della misura e possono dare vita a dei veri e propri mostri. Le labbra “a canotto”, i seni esagerati, gli zigomi gonfi come quelli di un pugile dopo un incontro e altre operazioni che, alla fine, modificano l’aspetto di una persona spesso in senso negativo dovrebbero essere bandite a priori.

Certamente la questione è anche una responsabilità del chirurgo plastico scelto dalle pazienti.

Il Comitato Nazionale di Bioetica ha pubblicato per questo motivo un documento che richiama i chirurghi plastici al rispetto della deontologia.

In esso si legge:

La liceità dell’intervento deve essere subordinata al bilanciamento del rapporto tra rischi e benefici e commisurato alle condizioni psicofisiche, alla funzionalità degli organi interessati e a una completa informativa con adeguata consulenza anche psicologica.

La Medicina e la Chirurgia Estetica dovrebbero promuovere un miglioramento progressivo e non troppo visibile o riconoscibile a occhio nudo, senza creare artificiosità ma incrementando l’armonia del corpo e la proporzione tra le parti.

L’eccesso, come dicevamo, non rischia di essere soltanto ridicolo o addirittura grottesco ma può diventare persino patologico.

 

IL SUCCESSO DELLA CHIRURGIA PLASTICA E I BENEFICI SULL’UMORE

Come dicevamo nel primo paragrafo, la correzione di alcuni inestetismi o difetti fisici grazie alla chirurgia plastica si ripercuote positivamente sullo stato psicologico dei pazienti. Vederci finalmente come immaginavamo, oppure non vedere più un particolare che ci disturbava, produce un effetto concreto e raggiante sul nostro umore.

Quando la chirurgia plastica viene usata con moderazione o comunque con intelligenza, gli effetti che si possono godere sono unicamente positivi.

L’aumento dell’autostima è uno dei tanti risultati che possiamo aspettarci, con tutto ciò che ne deriva: una maggiore sicurezza in noi stessi, un maggiore piacere a stare in mezzo alle altre persone sentendoci finalmente a nostro agio, un atteggiamento generale nei confronti della vita molto più fiducioso, sono soltanto alcuni esempi.

Con questo articolo volevo chiarire contemporaneamente la doppia funzione che la chirurgia plastica può avere nell’esistenza di ognuno di noi: essa può portare conseguenze estremamente positive, sia sul nostro aspetto che sul nostro stato d’animo. Come tutte le cose deve però essere approcciata con un livello sufficiente di informazioni, con consapevolezza, misura e soprattutto affidandosi a chi conosce bene la professione ed è in grado di praticarla con grande serietà e sicurezza. L’esagerazione porta certamente ad un disturbo di natura ossessivo-compulsiva per il quale è necessario un aiuto esterno, certamente non altri interventi.

By   Dott.ssa Alessia Glenda Buscarini

Articolo del 1 luglio 2013