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BOTOX: FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA

 

Quando si parla di botox spesso vengono in mente volti di personaggi famosi o di persone comuni che incontriamo quotidianamente gonfi eccessivamente.

Non si tratta sicuramente di uso di botox, perché il botox non gonfia. Il botox rilassa i muscoli che contraendosi in maniera anomala o eccessiva provocano le rughe.

L’uso del botox determina una espressione rilassata, riposata e non un viso rigido e totalmente inespressivo o rigido.

Non provoca una paralisi permanente, in quanto l’effetto del botox dura circa 4-6 mesi, poi il muscolo riprende la sua normale attività, e l’effetto di distensione delle rughe, causate proprio dall’anomala contrazione del muscolo, sparisce.

Sottolineo anche che il muscolo trattato con botox non viene danneggiato, non è vero che si atrofizza e non funziona più.

Questo è il motivo per cui ogni 6 mesi il trattamento va ripetuto, non è permanente.

Se si vuole mantenere il risultato, dopo circa 6 mesi, il trattamento va ripetuto.

Il risultato ovviamente dipende sempre dalla quantità usata, dalla diluizione (è infatti una polvere che va ricostituita, diluita con soluzione fisiologica) e dalla frequenza.

E’ un farmaco e come tale deve sicuramente essere utilizzato da medici professionisti, che conoscano perfettamente l’anatomia dei muscoli del viso. Ecco perché il mio consiglio è quello di rivolgersi sempre ad un chirurgo plastico, che conoscendo e “ vedendo” i muscoli in occasione di svariati interventi chirurgici, sa poi dove intervenire esattamente con il botox sul vostro viso.

Non è un veleno, o meglio, ogni farmaco potenzialmente è un veleno, è la dose che fa in modo che non lo sia.

Tenete presente che per “ avvelenare” una persona con questo farmaco occorerebbero circa 60 fiale! Cosa che è lontana da qualsiasi pratica medica!

Alcuni pazienti mi chiedono se è possibile che il botox diffonda lontano dal sito di iniezione e possa andare fino al cervello. A questa domanda ha risposto un articolo scientifico del “ Journal of Neuroscience” del 2008, dove una ricerca condotta sui topi ha dimostrato che esiste questa possibilità usando una dose di botox circa 2500 volte superiore a quella comunemente utilizzata. Anche qui saremmo quindi al di fuori di qualunque pratica medica!

Inoltre è da sottolineare che fisiologicamente il sistema nervoso dei topi è totalmente differente da quello umano e che inoltre, nell’esperimento il botox era stato iniettato alla base del muscolo olfattivo del ratto, che è in diretta comunicazione con il cervello e quindi all’interno proprio di una struttura nervosa.

Inoltre, ricordate bene che i soli tre prodotti approvati e permessi dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) sono soltanto 3 : il Vistabex prodotto dalla multinazionale Allergan, riconosciuta a livello mondiale anche per la produzione delle più sicure protesi mammarie, Azzalure dell’azienda Galderma e il Bocouture dell’azienda Merz. Attenzione al mercato nero del botulino (link ad altro articolo).

Sempre perché il botox è un farmaco, come ogni altro farmaco, può avere collaterali.

Quali? Possono esserci delle asimmetrie se un muscolo risponde meno o di più dell’altro o se non ne viene utilizzata simmetricamente la stessa quantità ai due lati. Si tratta comunque di effetti temporanei e facilmente correggibili.

Ripetere il trattamento dopo circa 6 mesi migliora l’efficacia e previene l’aggravamento delle rughe stesse.

Inoltre non è da trascurare il beneficio che può avere sull’umore.

Già nel 2006 studi americani confermavano che l’utilizzo del botox porta ad un miglioramento del tono dell’umore in pazienti depressi.

Come? In primis, perché migliorando il proprio aspetto ci rende più sicuri di noi stessi e di quello che mostriamo agli altri.

Inoltre, i movimenti dei muscoli mimici del nostro viso possono influenzare il nostro stato d’animo.

Il botox, rilassando il muscolo frontale o il muscolo corrugatore posto tra le nostre sopracciglia che ci fa assumere un aspetto corrucciato ed arrabbiato, porta il nostro viso ad essere più disteso, meno segnato da sensazioni ed espressioni negative, migliorando quindi la percezione di noi stessi e quella che comunichiamo agli altri, offrendo quindi un’immagine migliore di noi stessi.

 

By   Dott.ssa Alessia Glenda Buscarini

Articolo del 20 ottobre 2013